Andrea Fasani e Troubled Gangster si conoscono proprio a Stephenville, dato che il cavallo era stato acquistato durante il Futurity Nrha 2007, dove conquistò il titolo di Futurity Champion nella classe Limited Non Pro, con la allora proprietaria californiana Shannon McCarthy. Il bravo castrone figlio di Gangster Chic (da Smart Chic Olena) con madre Shesa Commander Cody, è rimasto negli States fino alla Celebrations Of Champions di Febbraio.
Andrea, raccontaci il tuo primo incontro col tuo nuovo compagno di gara, Troubled Gangster.
Ci siamo conosciuti proprio a Stephenville, perché lo aveva comprato Markus per me ad Oklahoma, durante il Futurity. Io lo avevo visto soltanto nelle foto che mi hanno mandato via mail. Mi sono fidato di Markus: a me serviva un cavallo per gareggiare nel cowhorse, e già che lui era in america e che anche il cambio con il dollaro era a nostro favore, ho pensato di approfittare della situazione.
Che cavallo è? Come ti sei trovato con lui?
Mi è piaciuto subito. E’ un cavallo alto e longilineo, molto diverso dal grigio, Playgunner, che montavo l’anno scorso, che è piccolo e compatto. Mi sono trovato subito bene con lui, c’è stato un buon feeling fin da subito! Per essere un cavallo da cowhorse è piuttosto tranquillo, abbastanza facile da gestire, ma è molto veloce sui vitelli: sul fence si accende molto, ha tanto motore e voglia di fare..come del resto un po’ tutti gli Smart Chic Olena. E’ un cavallo forte, ma per me più facile rispetto al Playgunner.
Come è nata l’idea di gareggiare a Stephenville, insieme a Ricky e Markus?
Sono anni che seguiamo la tradizione di andare a vedere lo show di Stephenville, specialmente il World Greatest Horseman. Io ho pensato: il cavallo è là, spedirlo a Novembre o a Marzo cambiava poco. E’ una cosa che non avrei mai fatto da solo, ma visto che i ragazzi gareggiavano lì, ho pensato: ‘Cosa faccio? Li lascio andare da soli?’ No no!! Buttiamoci in questa avventura!!.
Come vi siete organizzati per la trasferta? Come ti sei trovato?
Il cavallo, dopo Oklahoma, era stato portato da Todd Crawford, per essere mantenuto in addestramento ed allenamento. Anche i cavalli partiti dall’Italia hanno fatto base da lui, perché lo conosciamo bene da anni, è un grandissimo trainer nel cowhorse, e poi lui è abbastanza vicino a Stephenville. Ci siamo trovati benissimo, Todd è un grande professionista, ed è molto ospitale.
E’ stato molto interessante stare da lui: lavora in un posto molto essenziale, ma estremamente funzionale. Todd è un lavoratore instancabile, in sella ininterrottamente dalla mattina alla sera, ed è circondato da uno staff veramente notevole. E come è a casa, così è in gara! Lavorano dalla mattina alla sera, senza fermarsi, sempre pieni di energia.
Come ci si sente a gareggiare in un contesto come quello della Celebrations Of Champions?
Sicuramente, ci sono molti più cavalli in gara rispetto alle gare dell’Ercha, e anche molta più gente, ma l’ambiente è molto familiare ed intimo come nella nostra associazione! Nell’Ercha la cosa più piacevole è che ci conosciamo tutti, siamo tutti amici, e l’ambiente è caldo e accogliente, e ho visto che anche a Stephenville, pur essendo tutto più in grande, l’atmosfera è la stessa. Loro erano felicissimi che ci fossimo noi italiani a gareggiare da loro! Tutti i grandi cavalieri del circuito hanno fatto quanto possibile per aiutarci: erano entusiasti che fossimo là anche noi per competere! Ci hanno fatto sentire a casa! Nessuna freddezza o ostilità: abbiamo trovato un’accoglienza estremamente calorosa!
Raccontaci la tua gara, l’impatto con la Lone Star Arena, e con il tuo nuovo cavallo..
E’ andata molto bene, meglio di quanto mi aspettassi. Nell’herd work ho avuto il primo vitello buono, mentre il secondo ci ha dato qualche problema. Nel Reining addirittura ho fatto il top score! Il cavallo è forte in questa disciplina, sono riuscito a montarlo abbastanza bene, e quindi il risultato è stato buono!
Mi sono sentito fiducioso con questo cavallo. Appena entrato, ero un po’ preoccupato che si accendesse troppo, e invece quando ho iniziato a cerchiare, l’ho sentito bene, tranquillo e concentrato: questo mi ha rassicurato, e quindi abbiamo continuato in modo soddisfacente. Nel fence work, ho fatto un bel boxino, una bella prima girata, ma poi il vitello ha cambiato direzione. Ho dovuto fare un ‘loop’ per riprenderlo, e dopo ho avuto fretta di girarlo di nuovo subito, e quindi ho preso delle penalità. Avrei dovuto aspettare e rimetterlo bene sul fence.
Comunque, abbiamo chiuso in terza posizione, vincendo il reining, e quindi ero molto contento!
Quale è stato il momento o i momenti più piacevoli di questa trasferta americana?
E’ stata una vera avventura, e ci siamo divertiti come dei matti, dall’inizio alla fine! Momeni piacevoli ed emozionanti ce ne sono stati tantissimi, non riesco a pensare ad uno in particolare.
Devo dire che è stato bellissimo e mi ha emozionato tanto vedere entrare in gara Ricky e Markus: quando hanno gareggiato loro e noi eravamo fuori a fare il tifo, ero più emozionato che per la mia gara! E’ stato bellissimo quando, durante il banchetto organizzato dalla Nrcha, ci hanno premiato e ci hanno presentato a tutti i soci come Ercha, e ci hanno fatto un ringraziamento speciale per essere venuti da tanto lontano, e anche per come la nostra associazione si sta muovendo in Europa.
Poi c’è stato un giorno, che ricordiamo tutti con estremo piacere perché è stato divertente e molto coinvolgente: siamo andati a vedere un allenamento alla disciplina dello ‘steer stopping’, che noi non facciamo, mentre per loro fa parte della tradizione e la praticano fin da quando sono bambini!
Infatti, nell’evento del World Greatest Horsemen, oltre alle prove di Herd, Rein e Fence Work, c’è anche lo steer stopping, e non è affatto facile! Siamo stati invitati ad assistere a questo allenamento da Crawford, Wood e Rice in un ranch a 15 miglia da Stephenville, ed è stato interessante vedere come vengono preparati i cavalli, i vitelli, e tutto quello che sta dietro a questa disciplina molto complessa. Da lì abbiamo capito che questi sono veramente dei grandi, e sanno fare qualunque cosa!
Il momento più difficile?
Io sempre, quanto entro in arena, comincio a pensare fra me e me: ‘Ma chi me lo ha fatto fare di venire fin qui!! E pago anche per farlo!!’ Ma fa parte del mio carattere! Poi inizio la gara, e passa tutto! Anche a Stephenville è stato così.
Come erano i vitelli americani?
Erano dei missili travestiti da vitelli! Velocissimi! Non ho mai visto degli animali così veloci in Europa! Mi ha colpito Russel Dilday che, dopo aver visto un paio di run con questi vitelli supersonici, ha affermato, con soddisfazione, quasi sfregandosi le mani: ‘Mi piace quando sono così freschi!!’ Per questi grandi del cowhorse, è un divertimento: più è difficile, più si divertono!
Redazione Testi: Antonella Gliori - The Reiner & Quarterworld
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