In sella ai loro favolosi stalloni, Coeur D Lenas Bar, detto ‘Cocco’, dello stesso Schoepfer, e Peptos Lil Bingo, della Braam Quarter Horses, i due cavalieri azzurri hanno difeso i colori dell’Ercha nella Lone Star Arena, arrivando con successo tra i dieci finalisti dell’Nrcha World Championship Show.
Quando e come è nata la decisione di andare a gareggiare a Stephenville?
Ricky: La decisione è stata di Markus. Dopo il Futurity Ercha, e quindi dopo l’ultima gara del campionato, a Caluso, è partito il progetto ‘Stephenville’.
Markus: L’idea in realtà c’era da prima. E’ qualcosa a cui ho pensato un po’ per tutto l’anno, guardando anche come andavano i cavalli, che punteggi marcavano in gara. Visti i risultati, sono arrivato alla conclusione che era il momento di provarci, proprio con questi cavalli. Sono due grandi atleti, non è facile averne i cavalli così in scuderia, e prima che ci si trovi nuovamente ad avere due soggetti di questo calibro, passerà del tempo.
Ricky: Io, in realtà, non ci ho creduto fino a poco prima della partenza. Poi, due settimane prima mi sono reso conto. Markus mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Andiamo a Stephenville’..e io gli dicevo: ‘Ma noo! Cosa dici?’ e lui insisteva: ‘Andiamo a Stephenville’..solo allora ho realizzato che era tutto vero, e ho pensato: ‘Cavolo, devo andare a Stephenville veramente!’. Markus, dopo la telefonata, pensava che non fossi convinto. Poi, dopo mezz’ora, l’ho richiamato e gli ho detto: ‘Vecchio, andiamo là, e li facciamo neri!’
Markus: Da solo non sarei andato. Volevo che venisse anche Ricky con me. Poi, lui monta il mio cavallo meglio di me, e quindi era giusto fare questa cosa insieme!
C’è stato qualcosa o qualcuno che vi ha dato la conferma che con questi due cavalli sareste stati competitivi in un tale contesto?
Markus: I giudici americani che li hanno visti, li avevano apprezzati molto, ma in realtà, essendo già diversi anni che andiamo a Stephenville a vedere le Nrcha World Championship Finals, avevamo idea di che tipo di cavallo ci volesse, e con Bingo e Cocco eravamo sicuri che non avremmo fatto brutta figura. Poi, come ho detto a Ricky, non era importante andare bene o male. L’idea era quella di andare, cercare di fare al meglio il nostro mestiere ed essere competitivi, il più possibile. Poi, il risultato finale non era importante. Le gare di cowhorse si vincono e si perdono in un attimo: basta un vitello buono o uno ignorante a fare la differenza. Il nostro obiettivo era arrivare lì, gareggiare nelle qualificazioni, cercando di andare in finale, perché correndo contro i più grandi cavalli e cavalieri del mondo, accedere alle finalissime sarebbe già stato un successo grandissimo per noi.
Ricky: Dopo sei anni di Cowhorse in Europa, era tempo di confrontarsi con i maestri della disciplina.
Markus: E’ stato un vero show internazionale. Oltre a noi, c’erano anche cavalieri dalla Germania, e da altri paesi non americani. La Nrcha ha apprezzato moltissimo la nostra presenza, hanno comprato subito la nostra bandiera, e l’hanno messa insieme alle altre, dei paesi partecipanti. Ci hanno anche sempre annunciato con grande entusiasmo: il nostro lavoro è stato molto gratificato.
Ricky: La nostra associazione è stata celebrata con grande calore, ed è stata candidata a ricevere il premio di ‘Affiliate Of The Year’, che è molto ambito. E’ stato bello vedere l’entusiasmo della Nrcha nei confronti dell’Ercha!
Raccontateci il vostro primo Go..
Ricky: Il giorno prima della gara ero piuttosto nervoso. Poi, il giorno del primo Go sono entrato in gara tranquillo, almeno per il rein work. L’unica cosa che mi dava ancora un po’ di festidio era l’entrata del vitello in quell’arena. I vitelli che avevo visto erano diversi dai nostri, che sono comunque piuttosto veloci: ma quelli di Stephenville erano molto più scattanti! Inoltre, ero un po’ preoccupato da come i giudici valutavano le performance, stando attenti a molti particolari, dato che le regole di giudizio stanno cambiando. Tutto questo mi metteva un po’ di agitazione. Poi, la gara è andata bene: sia io che Markus siamo entrati in finale col 5° miglior punteggio della categoria di appartenenza, sebbene le nostre performance non fossero al massimo, rispetto a quello che sapevamo di poter fare. Sono comunque convinto che abbiamo fatto il meglio possibile, considerando anche quello che ci hanno permesso di fare i vitelli che ci sono capitati, che non erano facilissimi. Il cavallo di Markus, che è entrato per primo nel Go di qualificazione, alle sette del mattino, secondo gli americani che hanno assistito alla prova, è stato pagato poco nel fence work del primo Go.
Makus: ero il primo di 36 a partire: quando ho guardato l’ordine di partenza, ho visto che c’erano veramente i migliori cavalieri del circuito in gara contro di me! Quei nomi che di solito si leggono solo sulle riviste! Tra l’altro, Io e Ricky abbiamo gareggiato nelle categorie Hackmore e Open Bridle, che da tradizione sono quelle più quotate, quelle con cui è nata la disciplina. Entrando per primo, ero quasi contento: pensavo che essendo presto, ci sarebbe stata poca gente a vedere, e che se avessi fatto degli errori, quasi nessuno avrebbe visto.
E invece erano tutti lì, appostati, ad aspettarmi, seduti in prima fila e si sono tutti fermati anche in campo prova per venire a vedere cosa combinavo!!! Ma ti confesso che alla fine ero più tranquillo lì rispetto a tante gare in Italia, perché nel Cowhorse in America vieni apprezzato come persona, per quello che fai, e per la tua professionalità. Poi ogni gara ha una sua storia, e loro accettano quella storia, che abbia un lieto fine o no. Da noi, invece, ogni gara è un esame: sei va bene, sei un mito, se vai male, vieni denigrato. In America, la gara viene vissuta in modo diverso: se va male, non era la tua giornata. Loro guardano oltre, e questa è una cosa che mi piace moltissimo, e toglie molta tensione, perché se lavori bene, sei comunque apprezzato.
Parliamo della finale: entrambi un buon reining, ma problemi sul fence. Cosa è successo?
Markus: I vitelli erano impegnativi, perché non ci rispettavano molto. Quello che mi è capitato in finale, ha fatto un buon boxing, è venuto via bene lungo il fence, sono riuscito a girarlo una volta, ma poi è partito verso il centro dell’arena, cambiando direzione. Ho fatto un loop per riportarlo sul fence, ma lui a cominciato a perdere feeling, a non rispettare il cavallo, e quando succede così inizia la difficoltà. Anche a Ricky è successo qualcosa di molto simile.
Le gare sono iniziate bene: addirittura, dopo il boxing, ho pensato: ‘Questo è il mio vitello! Si fa lavorare bene!’ Poi si è perso dopo la prima girata. Bisogna anche dire che c’erano tantissimi vitelli di questo tipo, non solo i nostri. C’era qualche vitello buono nel mezzo, ma erano pochi davvero!
Ricky: Le mandrie che hanno scaricato il sabato e la domenica della fine dello show erano tutte di questo tipo: hanno abbassato i punteggi delle gare di 5 / 6 punti in media. Anche nel cowhorse del Greatest Horsemen se la sono giocata a chi sbagliava meno; Russel Dilday, che ha vinto, ha marcato solo 211, e lui è davvero il numero uno. Pensava di non vincere con quello score, ma il suo diretto avversario ha beccato un vitello anche peggiore, e ha marcato ancora meno!
Il momento più bello della trasferta?
Ricky: I tre giorni passati da Todd Crawford per me sono stati i migliori di tutta la trasferta. Oltre all’aiuto che ci ha dato, la sua disponibilità, è stato bellissimo stare nel suo posto, vederlo al lavoro…sono stati tre giorni unici! Ne succedevano tante ogni giorno! Una grande esperienza!
Markus: Come emozioni, è stato fantastico quando ci hanno invitato alla cena organizzata dalla Nrcha, in cui siamo stati presentati come associazione Ercha: siamo stati ringraziati e premiati, con grande calore ed entusiasmo. Ci hanno confermato che l’impegno che stiamo mettendo nella nostra associazione sta dando i suoi frutti, e abbiamo scoperto che tra le Affiliate siamo molto avanti, siamo i più vicini alla National. Alcune affiliate americane, specialmente quelle della East Coast, sono anni luce da noi. Quelli che a noi sembrano piccoli passi, per loro sono una grande cosa. Sono rimasti estasiati dal video dimostrativo che abbiamo realizzato con l’aiuto di Andrea Bonaga. Ci hanno detto: ‘Quello che fate voi in Europa per promuovere il cowhorse è unico, e ad oggi nessun altro riesce a fare altrettanto’. L’apprezzamento è stato davvero grande. Questa trasferta, a parte le nostre prestazioni e soddisfazioni personali, come cavalieri e addestratori, ha contribuito ad avvicinarci, a migliorare e stringere i rapporti tra l’Ercha e l’Nrcha. Le persone che sono al vertice della National ora ci danno una disponibilità illimitata, e questo è molto importante per la crescita della nostra associazione.
I vostri cavalli, hanno accusato lo stress del lungo viaggio?
Markus: Noi siamo arrivati di lunedì e i cavalli sono arrivati a Nedpoint solo il venerdì, affrontando anche un trasporto via camion da New York attraverso la neve. E’ stato impegnativo per loro, ma sapevamo di poterci contare, perché sono due soggetti eccezionali, forti fisicamente e mentalmente, in grado di affrontare una trasferta così. Sarà difficile nei prossimi anni che ci capitino altri due compagni di gara del loro livello, per poter ipotizzare di ripetere l’avventura, ed essere competitivi. Loro sono stati una vera sicurezza.
Quali sono i programmi per i due stalloni?
Markus: Peptos Lil Bingo gareggia quest’anno nelle gare Two Reins, che sono il passaggio dall’Hackmore al Bridle. Poi, lo voglio lavorare a casa soprattutto sul cutting. In futuro, quando sarà solido nel Bridle, potrei ipotizzare di riprovare a fare le finali americane con lui. E’ un cavallo grandissimo, l’unico che ora reputo in grado di rifare tutto ciò.
Ricky: ‘Cocco’ invece dovrebbe fare un po’ di cutting con Markus, in preparazione ad Americana. Per ora è a riposo in un bel paddock.
Markus: C’è nell’aria l’idea di organizzare qualche show di un certo livello, tipo ‘I magnifici Sette’, in uno show come Verona o simile. Se si farà, e Ricky accetta, Cocco è suo!
Redazione Testi: Antonella Gliori - The Reiner & Quarterworld
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